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“Era”: una commedia “umana” che guarda al futuro senza dimenticare il passato

Nella serata di ieri, 5 luglio 2026, la splendida cornice di Villa Bruno a San Giorgio a Cremano ha ospitato la proiezione dell’ultimo film di Vincenzo Marra, “Era”, nell’ambito della rassegna “Cinema Intorno al Vesuvio”, organizzata dall’associazione Arci Movie. Al termine della visione, il pubblico ha avuto l’opportunità di dibattere con il regista e le attrici protagoniste presenti in arena: Dalia Frediani, Rosaria D’Urso e Angela De Matteo.

Dopo una carriera dedicata ai film drammatici come “Vento di Terra” e “L’equilibrio”, Marra si è messo alla prova con una commedia napoletana, stimolato soprattutto da Mario Monicelli, superandola con grande successo. Infatti “Era” non è una commedia come tutte le altre, perché non nasce con l’intento di essere un intrattenimento “anestetico”, ma una commedia che riesce a trattare in modo eccezionale tematiche sociali e umane con un’ironia pungente, senza essere mai superficiale.

Il regista ha iniziato a scrivere il film durante il lockdown, ispirandosi ai ricordi d’infanzia di quando trascorreva l’estate a casa di sua nonna a Vico Equense che, dichiara Marra, era un vero e proprio “teatro involontario”. Le risate, i pianti, i battibecchi e le battute non sono altro che scene di vita quotidiana che costituivano il microcosmo in cui ha vissuto e in cui ognuno di noi si può rivedere. 

Col tempo, quei ricordi gli hanno insegnato il valore dei nonni, e più in generale delle vecchie generazioni, la cui memoria va preservata. Proprio per questo, con “Era”, ha voluto proprio celebrare un’anziana donna, il personaggio di Lina, traendo ispirazione da sua nonna. Inoltre, tutti i personaggi, dipinti con una straordinaria sensibilità, sono frutto dei ricordi delle persone che frequentavano quella casa.

Lina (Dalia Frediani) é un’anziana donna dal carattere rigido e senza peli sulla lingua. E’ vedova da tanti anni, ma ha tre figli ormai adulti (Maurizio Casagrande, Giovanni Esposito, Angela De Matteo), che fanno ancora affidamento su di lei, spesso trascurando i suoi bisogni. La donna trascorre le sue giornate con la sorella Maria (Rosaria D’Urso) e le sue amiche o giocando a scopa in un raffinato circolo. In più, è costretta a sopportare le continue avances del dirimpettaio Eduardo, un ex ingegnere che sogna un futuro con lei nonostante la loro veneranda età. Le condizioni di salute della donna iniziano ad aggravarsi e dovrà quindi accettare a malincuore di aprire le porte ad Amilà (Marinì Fernando), una badante srilankese. All’inizio il rapporto tra le due è difficile, segnato da diffidenza e pregiudizi, ma col tempo riesce a instaurarsi un legame profondo che permette al film di affrontare i temi dell’integrazione dello straniero. Grazie a questa nuova amicizia e all’affetto di Eduardo, Lina riscopre il piacere di voltare lo sguardo al futuro, imparando a vivere con leggerezza, smettendo di rimuginare sul passato.

Durante il dibattito, Marra cita anche l’ex presidente dell’Uruguay José Mujica che durante un’ intervista dichiarò: “la natura ci ha donato occhi solo per guardare ciò che è davanti a noi, non abbiamo occhi sulle spalle per guardare ciò che lasciamo indietro”. E Marra aggiunge che nella mente devono rimanere impresse le persone e le esperienze che ci hanno resi quelli che siamo.

La domanda sorge spontanea: come mai la pellicola è stata intitolata proprio “Era”? Le letture sono molteplici. Il primo riferimento è all’intramontabile “Era de Maggio” di Roberto Murolo, brano che accompagna i titoli di coda e contribuisce a creare l’atmosfera malinconica del film. Il titolo richiama anche la dea greca Era, protettrice del matrimonio e della famiglia, valori a cui Lina è profondamente legata. Infine, può essere letto come un rimando al verbo “era”, che denota ciò che appartiene al passato, ma anche all’“era” intesa come il passaggio tra due fasi della vita della protagonista.