Nessun dolore

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Tra gli appuntamenti del fitto tour di presentazione del suo nuovo romanzo “Il tempo dell’orologiaio”, che conclude la dilogia iniziata con “L’orologiaio di Brest” e lo sta portando in giro per tutta Italia, Maurizio De Giovanni è passato anche per la Biblioteca Comunale “Alagi” di San Giorgio a Cremano. 

L’incontro, moderato da Raffaella Iuliano e Martin Rua, ha visto la partecipazione di due giovani attori del Centro Teatro Spazio (la scuola teatrale in cui Massimo Troisi, Lello Arena e Enzo Decaro diedero vita a “La Smorfia”), che hanno prestato la loro voce ad alcuni dei passi salienti del romanzo.

La presentazione è iniziata con una riflessione sul tema centrale del libro: il tempo. De Giovanni ha invitato il pubblico a distinguere due tipologie di tempo: un tempo collettivo, scandito dalle convenzioni sociali e un tempo più intimo e personale, diverso da persona a persona, segnato da eventi che stravolgono la vita.

Tuttavia, aggiunge lo scrittore, esiste anche un tempo intermedio, quello della memoria di un evento storico che riguarda un intero popolo, come la strage di Bologna del 1980. Da quel giorno, l’orologio della stazione di Bologna è rimasto fermo alle 10:25, l’ora esatta dell’esplosione: un’immagine che rappresenta l’unione tra tempo soggettivo e tempo collettivo.

Infatti, gli anni di piombo sono sia una memoria storica che del singolo protagonista.

Le vicende del romanzo si snodano tra Brest, Roma e, come sempre, Napoli, la protagonista indiscussa delle sue storie che, però, non viene mai menzionata. Lo scrittore ha rivelato che questa scelta gli permette di non cadere negli stereotipi della città e di far emergere l’essenza dei luoghi attraverso i suoi personaggi.

Ad esempio, nel mondo di De Giovanni esiste “il Rettifilo” (non Corso Umberto I), “la ferrovia” (non Piazza Garibaldi), “il museo” (non Piazza Cavour) e ciò non è per niente casuale.

Carlo, ex militante della lotta armata noto con il nome di battaglia “Sergio”, vive da decenni sotto mentite spoglie. Egli è costretto a fare i conti con un passato di ardue scelte. Accanto a lui si muovono Andrea e Vera. Andrea è un professore cresciuto pensando al padre come un eroe morto in mare, mentre in realtà fu un assassino latitante. Vera, invece, è una giornalista divorata dai dubbi sulle vere cause della morte di suo padre, ucciso in un attentato nel 1984. Proprio quando la verità sta per essere svelata, Vera scompare nel nulla, e da qui lo scorrere del tempo subisce una brusca accelerazione. Dunque, Carlo e Andrea inizieranno a cercarla.  Attraverso questa storia, De Giovanni riflette sulle ferite lasciate dagli Anni di Piombo e sull’impatto che queste hanno avuto sia sui singoli individui che su un intero Paese. “Il tempo dell’orologiaio”, dunque, non si limita ad essere un semplice noir, bensì una profonda indagine sull’interiorità e sulla collettività.