Che il 2026 fosse l’anno di Anne Hathaway era chiaro già da mesi.
Infatti, l’abbiamo rivista nei panni di Andy Sachs ne “Il diavolo veste Prada 2”, di una popstar in “Mother Mary”, di Penelope in “The Odyssey” e, dal 12 agosto, anche di una madre di famiglia che combatte i dinosauri con un fucile a pompa ne “La fine di Oak Street”. Ma non è finita qui: a ottobre interpreterà Verity Crawford, autrice di bestseller in “Verity”.
Uno dei titoli più chiacchierati dell’ultimo periodo è proprio “La fine di Oak Street” , diretto da David Robert Mitchell, perché gli ingredienti del film, dall’ambientazione alla colonna sonora, risultano familiari.

La pellicola è ambientata negli anni Ottanta a Oak Street, una tranquilla strada residenziale di un sobborgo americano. Lì abitano i Platt, una famiglia composta da Denise (Anne Hathaway), Greg (Ewan McGregor), la figlia Audrey (Maisy Stella) e il figlio Brian (Christian Convery), oltre al loro cane Starbuck. La famiglia Platt conduce una vita normale e monotona, almeno fino a quando non iniziano ad accadere cose strane che generano inquietudine nel quartiere. Una notte un bagliore squarcia il cielo, gli animali iniziano a comportarsi in modo insolito e in radio si annuncia anche il verificarsi di diversi brillamenti solari: Oak Street è stata catapultata nel Mesozoico.
Mitchell, regista di “It Follows”, stravolge l’ambientazione stereotipata della villetta americana di periferia che si contrappone a uno scenario primordiale che richiama “Jurassic Park” di Spielberg, quanto l’estetica e la musica anni ‘80 di “Stranger Things” dei fratelli Duffer.

Dietro la lotta contro i dinosauri si nasconde, però, un complesso quadro familiare, segnato da tensioni e insoddisfazioni. Il matrimonio tra Denise e Greg è infatti in crisi e, mentre il mondo intorno a loro precipita nel caos, i due tornano a fare squadra, soprattutto per proteggere i figli. Con il pretesto fantascientifico, dunque, “La fine di Oak Street” si trasforma così anche in un dramma familiare in cui i Platt cercano di ricucire i loro rapporti e affrontare quelle situazioni alienanti e assurde, talvolta con un’ironia che conferisce un pizzico di comicità.